9
febbraio

Si chiama Closlieu ed è uno spazio protetto di libera espressione artistica offerto ai richiedenti asilo. È condotto dall’operatrice dell’accoglienza di Lai-momo soc. coop. Juliane Wedell, in collaborazione con lo psicologo Paolo Ballarin, a Riola, frazione di Grizzana Morandi (Bo).

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Foto di Lai-momo

Juliane si è formata a Vienna direttamente con Arno Stern, il fondatore della teoria della “Formulazione” e ideatore del Closlieu. Dall’esperienza di lavoro con gli orfani di guerra a Parigi nel secondo dopoguerra, Stern comprese l’importanza per i bambini di dipingere giocando e creò per loro un allestimento originale, il Closlieu, una stanza in cui esprimere la propria creatività, dipingendo senza inibizioni. Da allora il suo campo di studi si è allargato, portandolo a definire una “Semiologia dell’Espressione” e a continuare a studiare e insegnare nel suo atelier di Parigi e nel mondo.

Creando il Closlieu, Arno Stern ha dato alla sua attività il nome di “Educazione Creatrice”, teoria che si pone all’opposto di tutto ciò che è condizionamento, dipendenza, e promuove piuttosto l’autonomia dell’individuo, legando lo sviluppo personale all’esperienza sociale. L’attività nel Closlieu, in quest’ottica, permette all’individuo di realizzarsi tra gli altri, non contro gli altri. Le conseguenze hanno una ricaduta sul lungo termine nella vita di tutti i giorni.

Il Closlieu di Riola è stato inaugurato il 25 novembre 2016, con in programma un’attività a settimana. Attualmente vi dipinge un gruppo di circa 10 ospiti pakistani e africani, non solo del CAS di Riola, ma anche provenienti da altre strutture di accoglienza nei comuni del Distretto Unione Comuni Appennino Bolognese (Vergato, Castel d’Aiano, Granaglione, Lizzano). Da poco si è partiti con un secondo appuntamento settimanale, per aumentare e distribuire meglio il numero di partecipanti. L’attività nel Closlieu vuole essere di sostegno psicologico, offrendo la possibilità agli ospiti di sbloccarsi, di gestire le proprie emozioni, di equilibrarsi e rafforzarsi in generale.

Ma come funziona? La stanza in cui si tiene il laboratorio è rivestita da pannelli su cui sono fissati i fogli con delle puntine, mentre al centro c’è un tavolo lungo e stretto con 18 barattoli di colori e 3 diversi pennelli per colore. Nel Closlieu si dipinge in totale libertà e seguendo i propri tempi, in piedi e rispettando un rituale preciso: tenere con cura il pennello, utilizzare un solo colore per volta, non giudicare il proprio dipinto o quello altrui. Così si dà spazio alla propria espressione artistica, liberi da giudizi e competizioni, con la spensieratezza di un gioco e la serietà di un lavoro.

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Foto di Lai-momo

A condurre il gioco espressivo è il Practicien, che non giudica, non insegna e non interpreta, ma come un “servitore”, favorisce l’espressione artistica. È Juliane quindi, in quanto Practicien ad aggirarsi discreta per la stanza, sorridendo e incoraggiando, sistemando i pennelli e controllando acqua e colori. Tra i partecipanti l’approccio all’attività è vario, com’è naturale: c’è chi si presta subito con grande serietà e concentrazione dall’inizio alla fine; chi si avvicina al foglio bianco timidamente e sembra restio a prendere il pennello, forse temendo il giudizio degli altri o considerandosi incapace, ma che poi, con i propri tempi, arriva a darsi da fare, pennellata dopo pennellata. Pian piano emergono dal foglio bianco profili di case, animali più o meno realistici, elementi naturali e anche i propri nomi. Qualcuno sposa un colore e non se ne separa, altri spaziano di più nella gamma cromatica. L’atmosfera è rilassata e distesa.

Al momento di interrompere, qualcuno sembra indugiare fino all’ultimo, ormai assorbito dal lavoro.

Dopo un’ora e mezza circa di attività, Juliane lascia i fogli appesi per chi chiede di poter terminare la volta successiva, e recupera i lavori completati segnando la data e il nome dell’autore: è importante per monitorare l’andamento dell’attività di ciascuno nel tempo, osservando l’evoluzione del tratto, dei colori, dei soggetti rappresentati. L’attività che si svolge a Riola non è art therapy, ma ha un effetto terapeutico. I partecipanti mettono per qualche momento da parte il mondo fuori e, si spera, tengono a bada qualche preoccupazione interiore, entrando nella dimensione positiva della libera espressione artistica. I risultati più duraturi possono vedersi, probabilmente, solo con il passare dei mesi, ed è questo l’obiettivo di Juliane e del suo laboratorio, che si propone di continuare e consolidare nel tempo.

Può essere una sfida interessante, inoltre, pensare di aprire in futuro il Closlieu anche alla comunità locale, condividendo l’esperienza positiva tra nuovi arrivati e residenti storici.

Per info http://www.arnostern.com

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23
novembre
Foto di Lai-momo

Foto di Lai-momo

Una calda giornata di agosto, nella struttura pavanese del Mulino del Chicón, cucina in compagnia e un bel pranzo abbondante: un giorno estivo perfetto non solo per i padroni di casa, Maria Rosa e Silvano, e per i cittadini di Marzabotto, ma anche per Haroon, Dilawar, Manasaf e Riaz, richiedenti asilo di Porretta. Si è infatti svolta a Ferragosto l’ultima giornata in ordine di tempo prevista dal progetto “Contaminazioni in Cucina”, sviluppato da Lai-momo con la partecipazione della Banca del Tempo, del Gruppo Ambiente, della Consulta del Volontariato e del Gruppo di Acquisto Solidale di Marzabotto-Monte Sole (Gasbotto). L’obiettivo, accorciare le distanze tra i cittadini di Marzabotto e i richiedenti asilo ospiti delle strutture di Lama di Setta e Porretta, nella convinzione (molto italiana, ma non solo) che passare un po’ di tempo a tavola insieme sia la strada più veloce per la conoscenza reciproca. E la conoscenza reciproca, come sappiamo, abbatte paure e pregiudizi.

Il progetto è partito presso un’abitazione privata, passando poi per l’Associazione Caracola di Luminasio, con la partecipazione della Vicesindaca di Marzabotto Valentina Cuppi che si è cimentata nella preparazione di pane tipico pakistano (chapati). Le attività hanno coinvolto richiedenti asilo sia pakistani e bengalesi che provenienti dall’Africa sub-sahariana. Alla cucina degli ospiti, con ingredienti acquistati sia in negozi del territorio che in punti vendita etnici di Bologna, si accompagnavano i piatti italiani portati dai volontari, che spesso hanno contribuito con torte ed altri dolci. I costi degli ingredienti, scelti dagli ospiti stessi, venivano poi coperti dai partecipanti e membri dell’associazionismo. Questo quinto incontro, ultimo nel tempo ma non inteso come chiusura del progetto, si è quindi svolto al Mulino tanto caro a Francesco Guccini e all’Appennino tosco-emiliano, con una contaminazione di cucina italiana e pakistana.

Foto di Lai-momo

Foto di Lai-momo

Si è partiti alle 10:00, perché la preparazione sarebbe stata lunga: riso, pollo, zenzero e spezie, per un piatto di pulau semplice da preparare anche nei pentoloni del fornello da giardino, accompagnato dalla salsa Raita fatta con i peperoncini, l’aglio e lo yogurt. Ancora, si è preparato uno stufato di okra e pomodori, corredato di pane chapati impastato e cotto sul momento e salsa chutney con “pochi” (tantissimi) peperoncini. Alla cucina dei piatti pakistani si è accompagnato un “workshop” sul pesto, che gli ospiti hanno imparato a preparare con il basilico fresco dell’orto e che è stato poi servito in un bel piatto di trenette, e la visita al vecchio mulino. A chiudere il tutto, una buona fetta di torta: non stupisce che il pranzo si sia dilungato fino alle 16.00, o che abbia riscosso tanto successo da aver portato alla luce una serie di nuove idee: un ricettario, una serata di approfondimento sul viaggio in Pakistan che alcuni dei commensali avevano compiuto e, naturalmente, la promessa di cucinare ancora una volta insieme.

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24
ottobre

Di Magomed, Sehmuz, Heda, Amel e Ali – ma anche di Enea – si è parlato lo scorso 21 settembre, in un’iniziativa contemporanea con la Grecia, la Norvegia e la Svezia. Parliamo della presentazione, presso il cinema dell’Associazione Culturale Kinodromo, del documentario “At Home in the World” di Andreas Koefoed. Questo documentario è il racconto della vita quotidiana di cinque bambini, con nazionalità e origini diverse, che hanno però attraversato la medesima esperienza migratoria e sono ora accolti come rifugiati in un asilo della Croce Rossa danese. La proiezione è stata organizzata come iniziativa del network europeo di distribuzione documentaristica Moving Docs, a sua volta fondato dallo European Documentary Network, di cui fa parte dal 2015 anche Doc/It, l’Associazione dei Documentaristi Italiani. La serata si è svolta con la collaborazione di Al Jazeera English, Witness – Al Jazeera e Lai-momo.

Foto di Lai-momo

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31
agosto
Foto di Lai-momo

Foto di Lai-momo

Polenta con ragù o stracchino. E un bicchiere di vino, per stare insieme. A Lama di Reno, frazione di Marzabotto, come in tanti altri comuni d’Italia, il volontariato si è mobilitato per le vittime del terremoto e l’organizzazione di una polentata è stato il modo più naturale. Anche i richiedenti asilo ospitati nel Centro di Accoglienza gestito da coop. Lai-momo hanno partecipato, con un contributo della cooperativa per le polente, ma anche con una piccola somma offerta personalmente da loro. “E’ poco, lo sappiamo, in confronto alla tragedia che ha colpito tanti cittadini italiani”, hanno detto, quasi scusandosi, nel consegnarla all’assessora ai Servizi Sociali del Comune. Continua a leggere

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30
giugno
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Foto di Lai-momo

Un martedì mattina come gli altri presso le aule della Scuola Medie di Vergato, ma non proprio come tutti gli altri perché nell’ora di francese al posto della solita professoressa Mariateresa Verderame, gli insegnanti sono quattro richiedenti asilo provenienti dal Mali e dalla Costa d’Avorio. Scelti per il loro buon livello di italiano e il loro ottimo francese, sono loro a condurre la lezione (con la collaborazione della professoressa di francese, di italiano, di due operatori Lai-momo e con la presenza iniziale della vice-sindaco del Comune). Continua a leggere

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23
giugno

In occasione della Giornata Mondiale del Rifugiato, la campagna di comunicazione del progetto SPRAR del Comune di Bologna, Bologna cares!, è arrivata nelle strade e nelle piazze della città. Protagonisti della campagna sono Abdou ed Emilia, i due personaggi ideati da Bloomik e Lai-momo per il video “Accoglienza: una scelta positiva”. Continua a leggere

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1
giugno
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Foto di Lai-momo

Sono ben pochi coloro che, viaggiando, non abbiano voluto conoscere la cucina del Paese visitato: la cucina è una parte inseparabile di ogni background culturale e mangiare i piatti tipici è uno dei modi più immediati per immergersi in un territorio specifico. Non sorprende, quindi, che alla Festa dei Sapori di Bentivoglio, che quest’anno si è tenuta mercoledì 18 e sabato 21 maggio, abbiano partecipato i quattordici ospiti del CAS che si trova nel Comune del Distretto di Pianura Est. La festa è stata organizzata dal Centro Sociale “Il Mulino”, con il patrocinio del Comune di Bentivoglio. All’interno di questa festa, protagonista è stato lo scambio di piatti tipici provenienti dai quattro angoli del mondo, con cittadini di diverse origini che si sono riuniti a preparare i piatti tipici della loro tradizione.

Quest’anno, anche i richiedenti asilo hanno contribuito in prima persona con un piatto di biryani. Pietanza conosciuta in un gran numero di varianti dall’Iran alle Filippine, il biryani preparato dagli ospiti aveva una base di riso basmati, pollo e una buona quantità di spezie. Il piatto è stato mangiato dagli ospiti e dagli organizzatori, ma anche venduto ai numerosi cittadini di Bentivoglio accorsi alla festa. A fine serata, uno degli ospiti si è unito all’esibizione del gruppo di musicisti marocchini, e ha cantato con l’accompagnamento del violino elettrico.

Non è la prima volta che il Centro Sociale “Il Mulino” coinvolge i richiedenti asilo di Bentivoglio: negli ultimi due anni, i membri del centro si sono impegnati in prima persona nel reperimento di abiti e biciclette, nella conversazione a supporto del corso di italiano e nelle iniziative di inclusione sociale. Di certo, questa è stata una delle occasioni più divertenti: e d’altra parte, l’accoglienza e la conoscenza sono sempre più semplici quando si è seduti insieme intorno a una tavola piena di buon cibo.

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30
maggio

Il primo maggio, Festa dei Lavoratori, è stato celebrato da alcuni ospiti di Villa Angeli in collaborazione con la CGIL. Le competenze relative al lavoro artigianale, che molti richiedenti asilo hanno maturato nei loro Paesi d’origine, rimangono anche in Italia un patrimonio utile e da valorizzare: per questo, insieme agli operatori dell’accoglienza, alcuni di loro hanno organizzato un laboratorio sartoriale nelle settimane precedenti il primo maggio. I prodotti finali, che spaziavano da maglie coloratissime, a borse e a cuscini, sono stati presentati in Piazza Nettuno a Bologna.

Foto di Lai-momo

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25
maggio

Si è parlato di diritti e inclusione lo scorso 7 maggio, alla giornata finale del progetto Pace e diritti umani dell’Unione Reno Galliera e dell’ONG AIFO: a una giornata simile, che ha raccolto autorità locali, associazioni del territorio, cittadini e studenti, non potevano certo mancare gli ospiti dei CAS di Bentivoglio e Castello d’Argile.  La giornata si è aperta con una marcia per la pace, che da Bentivoglio e Argelato ha portato a San Giorgio di Piano tutti coloro che hanno voluto sostenere l’inclusione delle persone con disabilità. Tra loro, i richiedenti asilo del CAS di Bentivoglio, che tra striscioni e bandiere si sono mescolati ai cittadini per manifestare la loro vicinanza all’iniziativa e ai suoi temi di pace e accoglienza.

Una festa non è completa senza musica: questo lo sanno bene gli ospiti del CAS di Castello d’Argile, che insieme a due richiedenti asilo ospitati dall’Associazione Mondo Donna hanno dato vita a uno spettacolo musicale nella palestra di San Giorgio di Piano. Il gruppo, seguito dal musicista napoletano Guido Sodo, ha infatti formato un piccolo, ma entusiasta, ensemble musicale, che si riunisce il giovedì pomeriggio da ormai diverse settimane. Accompagnati dalla chitarra di Guido e dai loro tamburi, tamburelli e sonagli, hanno cantato e suonato musica tradizionale africana, in un concerto vivace che si è concluso con applausi, ringraziamenti e la promessa di tornare.

Foto di Lai-momo

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24
maggio
Foto di Lai-momo

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Villa Angeli, struttura di accoglienza immersa nel verde della prima zona collinare dell’Appennino bolognese, non occupa solo un’area di particolare bellezza naturale; è anche una zona, quella che circonda Sasso Marconi, ricca di siti storici della II Guerra Mondiale, tra i quali l’Aula della Memoria di Colle Ameno, un borgo settecentesco usato come campo di raccolta e smistamento dalle truppe naziste di occupazione. Il 17 aprile, nell’ambito delle iniziative per la Festa della Liberazione, dieci ospiti di Villa Angeli hanno partecipato alla camminata organizzata, tra gli altri, dall’ANPI di Sasso Marconi e dal CAI Bologna – Gruppo Medio Reno. I richiedenti asilo di Villa Angeli, dopo essere partiti alle 9.00 dalla Chiesa di Montechiaro, hanno percorso insieme ai cittadini di Sasso Marconi le Colline di Moglio, per arrivare infine al sito della Battaglia di Monte Capra e scendere, infine, al Monumento dei Tre Comuni, che ne commemora i caduti. Continua a leggere

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