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	<title>Givemeshelter &#187; Nigeria</title>
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	<description>Blog sull&#039;accoglienza dei rifugiati e dei richiedenti asilo</description>
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		<title>In viaggio per amore, in fuga per non morire</title>
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		<pubDate>Wed, 06 Aug 2014 09:55:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[givemeshelter_admin]]></dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_196" style="width: 601px" class="wp-caption alignnone"><a href="http://www.givemeshelter.it/wp-content/uploads/2014/08/foto-di-Handirubvi-Wakatama.jpg"><img class=" wp-image-196" src="http://www.givemeshelter.it/wp-content/uploads/2014/08/foto-di-Handirubvi-Wakatama-682x1024.jpg" alt="Foto di Handirubvi Wakatama" width="591" height="887" /></a><p class="wp-caption-text">Foto di Handirubvi Wakatama</p></div>
<p>Quando è cominciata la guerra i miei genitori mi avevano insegnato a essere sempre pronta a scappare. Un giorno sono tornata a casa e li ho trovati morti. Non sapevo dove andare, ero piccola e sola. Avevo 10 anni. Mi avevano lasciato il numero di uno zio con l’indicazione di chiamarlo in caso di bisogno e così mi sono rivolta a lui che mi ha presa a vivere con la sua famiglia. I problemi sono iniziati fin da subito: mi obbligava a vendere l’acqua dentro sacchetti di plastica, non mi faceva più andare a scuola e non mi dava le cure quando ero ammalata. Mio cugino mi vedeva soffrire e così un giorno ha rubato dei soldi a suo padre e me li ha dati dicendomi di andare via.<span id="more-195"></span></p>
<p>Ho raggiunto la sorella di mia madre in Ghana. Mi ha accolta come una figlia, mi dava cibo e vestiti, ma purtroppo non aveva molti soldi e non mi poteva pagare gli studi che avrei voluto riprendere. Un giorno si è gravemente ammalata e aveva bisogno di cure mediche molto costose. Io avevo ancora i soldi che mi aveva dato mio cugino e così le ho offerto il mio denaro. Mia zia ha ricevuto le cure ed è guarita. All’età di 17 anni circa, quando stavo imparando il mestiere di parrucchiera, ho conosciuto il mio attuale marito. Lui voleva andarsene dal Ghana perché aveva avuto problemi personali e così è partito per la Libia dove è riuscito a trovare un lavoro come intonacatore e voleva che lo raggiungessi.</p>
<p>Dopo circa un mese sono riuscita a partire verso il Niger. Viaggiavo su un camion enorme con una cinquantina di persone. Un gruppo di ragazzi vestiti come dei poliziotti ci ha fermato, volevano assaltare il camion. Cercavano denaro. Hanno picchiato gli uomini e hanno detto alle donne di sdraiarsi per terra, dopodiché ci hanno chiesto se avevamo dei soldi e chi ha negato è stato perquisito. Quelli che avevano mentito sono stati picchiati violentemente. Io ho rischiato e ho detto di non avere nulla con me, invece avevo nascosto il denaro tra i capelli, ma fortunatamente non l’hanno trovato. A due uomini hanno dato da bere acqua e farina per farli defecare, sapevano che potevano avere ingerito i soldi e infatti li hanno trovati tra le feci. Li hanno decapitati perché avevano cercato di ingannarli.</p>
<p>Quando finalmente sono riuscita ad arrivare in Libia dal mio attuale marito abbiamo trascorso qualche anno felice, ma allo scoppio della guerra siamo dovuti scappare. Abbiamo preso una barca con altre 280 persone circa, io ero incinta e mi trovavo nella parte sotto della barca dove entrava acqua. Mi sono salvata anche se ho perso molto sangue. Quando ho fatto il primo foto-segnalamento stavo male: sono collassata.</p>
<p>Richiedente asilo nigeriana</p>
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		<title>Noi, scappati perché cristiani</title>
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		<pubDate>Mon, 26 May 2014 13:21:18 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[I miei problemi sono iniziati quando mio marito è venuto a chiedere alla mia famiglia di sposarmi. Tutta la sua famiglia non voleva perché lui è figlio del capo villaggio (servitore dell’Oracolo da generazioni) e per tradizione avrebbe dovuto sposare una donna del villaggio mentre io ero di un altro stato e per giunta di<a class="moretag" href="https://www.givemeshelter.it/noi-scappati-perche-cristiani/"> Read the full article...</a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_90" style="width: 623px" class="wp-caption alignnone"><a href="http://www.givemeshelter.it/wp-content/uploads/2014/05/4500550864_bd3ac64158_z.jpg"><img class=" wp-image-90" src="http://www.givemeshelter.it/wp-content/uploads/2014/05/4500550864_bd3ac64158_z.jpg" alt="Foto di Brad Ruggles" width="613" height="407" /></a><p class="wp-caption-text">Foto di Brad Ruggles</p></div>
<p>I miei problemi sono iniziati quando mio marito è venuto a chiedere alla mia famiglia di sposarmi. Tutta la sua famiglia non voleva perché lui è figlio del capo villaggio (servitore dell’Oracolo da generazioni) e per tradizione avrebbe dovuto sposare una donna del villaggio mentre io ero di un altro stato e per giunta di religione cristiana. Quello che so di quanto accadeva nel villaggio me lo ha raccontato mio marito perché io non ho visto niente, so da lui che il ruolo che avrebbe dovuto ricoprire alla morte del padre era di praticare diversi riti con donne vergini, di fare giustizia in caso di sentenze, di fare sacrifici all’Oracolo, ad esempio ogni agosto portare 3 teste mozzate. Per la mia fede tutto questo è gravissimo e inconcepibile.<span id="more-89"></span></p>
<p>Nonostante la contrarietà della famiglia di mio marito e di mia madre, con l’aiuto del pastore della chiesa cristiana che frequentavamo, ci siamo sposati e ci siamo trasferiti in un’altra città. Poco dopo però gli uomini del villaggio di mio marito ci hanno trovati e hanno iniziato a minacciarci perché volevano che mio marito facesse rientro e assumesse il ruolo che gli spettava per tradizione. Siamo scappati da un nostro amico in un altro stato della Nigeria, ma a distanza di due mesi dal nostro arrivo, mio marito ha incontrato per strada un uomo del suo villaggio e pochi giorni dopo l’amico che ci stava ospitando è rientrato dal lavoro con una lettera in mano in cui c’era scritto di mandarci via altrimenti avrebbe dovuto accettarne le conseguenze.</p>
<p>Abbiamo deciso di scappare dalla Nigeria e ci siamo diretti in Niger. Siamo rimasti lì 5 anni, fino al 2005, arrangiandoci con piccoli lavoretti di ogni genere e vivendo in una stanza, poi abbiamo saputo che molta gente si era trasferita in Libia dove aveva avuto fortuna, così abbiamo deciso di partire per la Libia. Siamo rimasti fino all’inizio della guerra, quando sono iniziate le persecuzioni nei confronti degli immigrati africani e il nostro padrone di casa ci ha aiutati a scappare. Ha fatto nascondere mio marito nel baule dell’auto e ha fatto vestire me con gli abiti della moglie, alla maniera musulmana, così coperta dal velo non ero riconoscibile. Ci ha portati a Tripoli, vicino al mare, ha parlato con delle persone e ci ha lasciati lì. Un signore con cui ha parlato mio marito ci ha fatto salire sulla nave, non abbiamo pagato niente. Siamo arrivati in Italia dopo due giorni di viaggio.</p>
<p>Richiedente asilo nigeriana</p>
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