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	<title>Givemeshelter &#187; CIR</title>
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	<description>Blog sull&#039;accoglienza dei rifugiati e dei richiedenti asilo</description>
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		<title>RefAid, la app solidale rivolta ai richiedenti asilo</title>
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		<pubDate>Tue, 15 Mar 2016 10:49:26 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Il settore delle ICT (Information and communication technologies) è molto sensibile alle criticità che vivono quotidianamente i richiedenti asilo e i rifugiati. Allo stesso tempo le organizzazioni di aiuto si rendono conto di quanto le nuove tecnologie dell&#8217;informazione possano fornire un valido ausilio. Così è nata RefAid, una app gratuita che tramite la geo-localizzazione aiuta<a class="moretag" href="https://www.givemeshelter.it/refaid-la-app-solidale-rivolta-ai-richiedenti-asilo/"> Read the full article...</a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.givemeshelter.it/wp-content/uploads/2016/03/intro_screen.png"><img class="aligncenter  wp-image-581" src="http://www.givemeshelter.it/wp-content/uploads/2016/03/intro_screen.png" alt="intro_screen" width="273" height="533" /></a></p>
<p>Il settore delle ICT (Information and communication technologies) è molto sensibile alle criticità che vivono quotidianamente i richiedenti asilo e i rifugiati. Allo stesso tempo le organizzazioni di aiuto si rendono conto di quanto le nuove tecnologie dell&#8217;informazione possano fornire un valido ausilio. Così è nata <a href="http://refugeeaidapp.com/" target="_blank">RefAid</a>, una app gratuita che tramite la geo-localizzazione aiuta i richiedenti asilo e i rifugiati a trovare i servizi di cui hanno bisogno.<span id="more-578"></span></p>
<p>L&#8217;app è stata creata da <a href="http://trellyz.com/#about" target="_blank">Trellyz</a>, una compagnia privata britannica, diretta da Shelley Taylor. Taylor è un&#8217;imprenditrice del digitale che vive a Londra, ma è nata e cresciuta nella Silicon Valley. In un&#8217;intervista rilasciata a <a href="http://www.tpi.it/mondo/italia/lanciata-una-nuova-app-che-aiuta-i-rifugiati-a-trovare-i-servizi-loro-dedicati" target="_blank">TPI</a> dichiara che come americana si sente propensa ad aiutare i migranti in quanto oggi il 25 % della popolazione americana è composto da migranti o figli di migranti. In un&#8217;altra intervista rilasciata a <a href="http://www.repubblica.it/solidarieta/immigrazione/2016/02/15/news/le_app_per_rifugiati-133461735/" target="_blank">Redattore sociale</a> dichiara che l’aggravarsi della crisi sta mettendo in discussione i metodi tradizionali di erogazione degli aiuti ed è qui che la tecnologia può aiutare.</p>
<p>Ecco quindi che l&#8217;app <a href="http://refugeeaidapp.com/" target="_blank">RefAid</a> punta a raccogliere un database delle organizzazioni di aiuto grandi e piccole a cui gli utenti possono rivolgersi in base alla loro vicinanza geografica e al tipo di servizio erogato. Per ora il territorio coperto dall&#8217;app è solo quello del Regno Unito e dell&#8217;Italia. In entrambi i paesi diverse grandi Ong come la Croce Rossa (<a href="http://www.redcross.org.uk/" target="_blank">British Red Cross</a> e <a href="https://www.cri.it/home" target="_blank">Croce Rossa Italiana</a>) e <a href="http://www.savethechildren.it/" target="_blank">Save the Children</a> hanno aderito e inserito i loro servizi. Altri attori del sociale coinvolti in Italia sono l&#8217;<a href="http://www.arci.it/" target="_blank">Arci</a>, il <a href="http://www.cir-onlus.org/" target="_blank">Consiglio Italiano per i rifugiati (Cir)</a>, il <a href="http://centroastalli.it/" target="_blank">Centro Astalli</a> e alcune Caritas locali.</p>
<p>Il progetto di <a href="http://refugeeaidapp.com/" target="_blank">RefAid</a> è ancora in divenire e più organizzazioni aderiranno alla piattaforma, maggiore sarà l’aiuto fornito ai migranti.</p>
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		<title>I richiedenti asilo che ce l&#8217;hanno fatta grazie allo sport</title>
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		<pubDate>Thu, 14 Aug 2014 19:38:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[givemeshelter_admin]]></dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_202" style="width: 630px" class="wp-caption alignnone"><a href="http://www.givemeshelter.it/wp-content/uploads/2014/08/foto-di-Noborder-Network.jpg"><img class=" wp-image-202" src="http://www.givemeshelter.it/wp-content/uploads/2014/08/foto-di-Noborder-Network.jpg" alt="Foto di Noborder Network" width="620" height="412" /></a><p class="wp-caption-text">Foto di Noborder Network</p></div>
<p>Spesso quando si parla di richiedenti asilo e rifugiati ci si preoccupa di come gestire l&#8217;ingente flusso di sbarchi, di come fare per dare accoglienza a un numero sempre crescente di persone che arrivano stremate e prive di tutto, della spesa pubblica che ciò comporta, dell&#8217;operato del terzo settore, delle malattie che i migranti portano con sé. Ci si preoccupa dell&#8217;imminente, con la lungimiranza di chi non vede oltre il proprio naso. Come se una volta salvati dal mare, visitati e accolti in strutture dove si garantiscono loro vitto e alloggio per qualche mese si risolvesse la questione. Ma che succede dopo? <span id="more-199"></span>Che succede quando escono dalla &#8220;macchina dell&#8217;accoglienza&#8221; con un permesso di protezione per motivi umanitari o di protezione sussidiaria (<a title="CIR" href="http://www.cir-onlus.org/index.php?lang=it" target="_blank">secondo il CIR</a> su 27.930 richieste di protezione internazionale nel 2013, solo 3.110 persone hanno ottenuto l’asilo)? Come se la cavano? Come possono riuscire a inserirsi nel debole mercato del lavoro, se a stento hanno imparato qualche parola di italiano e non hanno idea di come presentarsi a un colloquio?</p>
<p>Ma anche in questo esistono le eccezioni: i fuoriclasse, quelli che hanno quel qualcosa in più che permette loro di distinguersi da tutti gli altri ed emergere. <a title="La Repubblica" href="http://www.repubblica.it/cronaca/2014/08/14/news/da_salim_a_mohad_ecco_i_migranti_sbarcati_a_lampedusa_e_salvati_dallo_sport-93741645/?ref=HREC1-6#gallery-slider=93739605" target="_blank">La Repubblica ha dedicato un articolo</a> ai migranti sbarcati a Lampedusa che grazie alle loro qualità sportive sono riusciti a inserirsi nella società d&#8217;accoglienza e a fare carriera come il guineano Salim Cissé che è diventato un calciatore da Europa League e il somalo Sheik Ali che è un campione dell&#8217;atletica leggera. Ascoltare queste storie a lieto fine fa piacere, ma sono un&#8217;eccezione. Non tutti hanno quell&#8217;X Factor che rende più facile &#8220;riuscire&#8221;, sarebbe necessario organizzare percorsi mirati di inserimento sociale e lavorativo per le persone che vengono accolte, in preparazione al cruciale momento dell&#8217;uscita dalle strutture di accoglienza.</p>
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